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A
Bologna questo massimo comune denominatore era certamente il
trio
pianistico. Nell’ arco di due giorni è stato possibile ascoltare
qui
prima il Doctor 3, di gran lunga il migliore del suo genere in
Italia, e
oggi al Teatro Medica, prima, alle 17, il trio di Esbjorn
Svensson da
molti considerato il migliore in Europa e poi alle 21 il trio di
Brad
Mehldau votato il migliore del mondo nella fascia di età sotto i
40
anni. Grandissima musica in entrambi i casi, e simile la formula
anche
se in realtà i due trii sono simili solo apparentemente. Il
primo
gruppo sta attraversando un momento magico in cui la vena
poetica e
intima del leader rifulge appieno e in cui l’ interplay tra i
componenti
è sapientemente dosato allo scopo precipuo di raggiungere, con
estrema
delicatezza vette di lirismo difficilmente raggiungibili. Il
Trio di
Mehldau è invece in qualche modo più muscolare e più diretto
nella
ricerca di uno spazio poetico. Anche il linguaggio dei due trii
è in
realtà diverso, il primo si fonda quasi solo su arrangiamenti di
composizioni originali del leader, mentre il trio di Mehldau si
caratterizza nell’ uso di frammenti melodici e ritmici presi da
canzoni
note, anche molto recenti e anche appartenenti a repertori molto
al di
fuori del jazz, trattati e usati in modo ripetitivo e quasi
ossessivo a
supportare la vena improvvisativa spesso inesauribile del
leader, allo
scopo dichiarato di creare vere e proprie cattedrali sonore.
Comunque
due grandissimi concerti salutati dalle ovazioni del folto
pubblico
presente.
La giornata era incominciata in realtà ben prima con un
bellissimo
concerto di mezzogiorno in piano solo di Enrico Pieranunzi il
quale,
malgrado una fastidiosa labirintite, ha mostrato al pubblico
presente,
tra il quale numerosi i colleghi pianisti, la sua stoffa unica
di vero
poeta dei tasti...

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