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L’età di mezzo

1976-2002: L’ETÀ DI MEZZO

Dopo la fine del Festival Internazionale del Jazz vi fu un’età di mezzo con vari tentativi – più o meno riusciti – di riportare il grande jazz a Bologna prima di arrivare all’odierno Bologna Jazz Festival.

1976-1980: DAL PALAZZO DELLO SPORT AI LOCALI CITTADINI

Dopo il 1976 fu ricostituito il “Circolo del Jazz”. Nei tre anni successivi possono essere ricordati sporadici tentativi di riportare la città ai fasti jazzistici di un tempo: vecchi dancing (il Sampieri) ospitavano eventi jazz anche rilevanti (ottime serate con Chet Baker, Pepper Adams ed altri ospiti illustri, come Pier Giorgio Farina e Stan Getz), un piccolo “Festival del Jazz italiano” organizzato al Teatro Tenda (con modeste fortune di critica e pecuniarie, tanto che non proseguì), qualche serata qua e là in locali tipo “Pirana” e “Salotto (ex Ubersetto)”.

1981-1983: IL PERIODO DI FILIPPO BIANCHI

Il Comune intraprese allora un nuovo tentativo di fare jazz a Bologna a livello ufficiale, voluto dall’Assessore alla Cultura Sandra Soster che, nel 1981, chiamò nella nostra città il critico romano Filippo Bianchi come direttore artistico e organizzatore di una rassegna primaverile jazz.

Seguendo la sua predilezione per un jazz d’avanguardia di estrazione europea, Bianchi propose per tre stagioni una rassegna che, accanto a Keith Jarrett, Ornette Coleman, Max Roach, Lee Konitz, Jack DeJohnette, Gil Evans, Carla Bley, George Russell, Steve Lacy, Jaki Byard, Don Cherry, Gary Burton e Chick Corea, vedeva l’esibizione di complessi costituiti prevalentemente da musicisti inglesi, francesi, olandesi e italiani. Nel suo secondo anno Bianchi varò la rassegna “Jazz e altro” che esplorava, altresì, le relazioni feconde tra il jazz e il rock, la musica etica e quella accademica. L’iniziativa suscitò rinnovato interesse sia tra gli esperti, sia tra il pubblico di nuovi e vecchi appassionati di jazz.

1984-1988: IL RITORNO DEL JAZZ CLUB DI BOLOGNA E DI ALBERTO ALBERTI

L’Assessore Soster, nel febbraio 1984, decise di collaborare anche con il Jazz Club di Bologna (direttore artistico Alberto Alberti) per quella che sarà l’ultima stagione diretta da Filippo Bianchi. I nomi di McCoy Tyner, Phil Woods, Lee Konitz, Jay McShann e molti altri diedero ulteriore conferma della validità del ciclo di rassegne da lui ideate. La rassegna del 1985 fu affidata dalla Soster direttamente al Jazz Club di Alberti – pur con fondi esigui – ed il pubblico colmò la sala Europa in occasione del ritorno del mitico Dizzy Gillespie a cui seguirono Chet Baker e Cedar Walton, Illinois Jacquet, Red Norvo e tanti altri ospiti famosi.

La stagione del 1986 fu affidata ancora al Jazz Club dal nuovo Assessore Riccomini, con un budget ben più importante; si aprì con Sarah Vaughan e proseguì con una serie di concerti prestigiosi.
Negli anni di Filippo Bianchi la rassegna aveva trovato un ulteriore sostegno economico nella sponsorizzazione della Cassa di Risparmio, sostituita negli anni di gestione del Jazz Club dalla Banca del Monte di Bologna e Ravenna, alla quale si affiancò nell’85 -’86 Volvo Italia e Unipol. Ciò dimostrò ancora una volta come il jazz sia in grado di suscitare notevole interesse anche nell’ambito di enti privati, che possono con il loro sostegno contribuire ampiamente a rendere realizzabili programmi e progetti anche molto ambiziosi purché mirati a migliorare sempre più il livello artistico dei concerti.

Dal 1986 il Jazz Club, dal punto di vista dell’impostazione generale, volle dilatare la rassegna primaverile fino a realizzare una vera e propria stagione che permettesse ai bolognesi di ascoltare del buon jazz dall’autunno fino a quasi l’inizio dell’estate, predisponendo una cadenza mensile per i concerti.
La rassegna “Jazz Bologna ’87” fu inaugurata il 13 novembre 1986 al Palasport con un concerto che si può senza esagerazione definire storico con Miles Davis e il suo gruppo (Darryl Jones, Vincent Wilburn, Steve Thornton, Bobby Irving, Adam Holzman, Bob Berg, Garth Webber). Suonando per ben due ore e mezza, Miles mandò in delirio i 6.500 spettatori presenti, in gran parte giovani, che gli tributarono un vero e proprio trionfo. E che si trattasse di un evento eccezionale (Miles mancava dall’Italia da 13 anni) fu ricordato da Repubblica che definì quel concerto l’evento jazzistico dell’anno. A quell’epoca Alberti era il manager di Miles Davis. La rassegna continuò con il trio di Petrucciani ed altri eventi di rilievo.
La rassegna “Jazz Bologna ’88” (sotto il nuovo Assessore Sinisi) portò infine a Bologna il quartetto di Archie Shepp, Stan Getz e Ahmad Jamal.

1989-1990: IL “JAZBO”

Il 1988 fu l’ultima rassegna curata dal Jazz Club di Bologna, che, in ragione delle scelte dell’Assessore alla Cultura Sinisi, decise di non rinnovare le tessere agli iscritti (ben 750). Il Comune, sempre in collaborazione con il Teatro Comunale, decise infatti di non organizzare più la rassegna “Jazz Bologna”, puntando sul rinato Festival di tre giorni che Max Roach, designato a direttore artistico, intitolò “JazBo”.
“JazBo” si tenne al Palasport il 30 e 31 gennaio 1989, preceduto da una serata in sala Europa del duo Max Roach e Cecil Taylor. Le tre sere furono dedicate a Charlie Mingus e videro l’alternarsi delle varie formazioni di Max Roach nonché l’esibizione del Word Saxophone Quartet e di vari batteristi e del complessi di Winton Marsalis, assoluta novità per Bologna. Prima, durante e immediatamente dopo il “JazBo” in vari locali furono organizzati concerti di solisti e complessi italiani e americani (Urbie Green, Steve Lacy, Sal Nistico, Tino Tracanna, Franco D’Andrea, Tiziana Ghiglioni) con indubbio successo di pubblico mentre la critica nazionale si espresse in maniera non univoca.
Dopo Sandra Soster, l’incarico di Assessore alla Cultura era stato dato al sensibile e colto storico dell’arte Eugenio Riccomini, cui era succeduto il giovane Nicola Sinisi. Sostituita la giunta PCI-PSI da un monocolore comunista, nuovo Assessore fu Marco Giardini, che, per organizzare “JazBo 90”, si avvalse della collaborazione di Sandro Berti Ceroni, già messosi in luce come organizzatore di concerti in un nuovo locale di via del Pratello. A questo secondo rinato Festival collaborò in maniera determinante anche Giampiero Cane, titolare della cattedra universitaria di musica afro-americana al DAMS.
Dal 14 al 24 febbraio 1990 furono organizzati concerti, incontri, e dibattiti sia all’Università che, soprattutto, nei locali dell’ex macello, ribattezzati “Multisala”, dove, fino all’alba, si svolsero interminabili jam session, per la gioia, soprattutto, dei nostri giovani jazzisti. Art Taylor, Sal Nistico, Steve Lacy, Steve Grossman, nonché Walter Davis, Kenny Drew, Jack McLean, Louis Hayes, Donald Byrd, Beaver Harris, e altri furono i protagonisti, indubbiamente coinvolgenti, di quella maratona dedicata al be-bop, peraltro molto discussa dai critici di jazz.

1990-1992: BOLOGNA SOGNA

Nel luglio-agosto del ’90, all’Osservanza, numerose furono le serate dedicate da “Bologna sogna” al jazz, in prevalenza con musicisti italiani e, spesso, bolognesi.
Nel 1991, con Sinisi di nuovo assessore, “Bologna sogna” si spostò nel chiostro dell’ex carcere di San Giovanni in Monte, dove, in luglio, si esibirono molti nostri musicisti tra i quali Jimmy Villotti, Cialdo Capelli, Marco di Marco, Marco Tamburini.
Infine, nel luglio 1992, il luogo prescelto per il jazz da Sinisi fu l’ex-ospedale psichiatrico Roncati, dove le “stelle” furono Mal Waldrom, Betty Carter, Jack Dejohnnette, Harol Land e Paul Motian.
Purtroppo si continuò a scegliere un’attività estiva per una città che era attiva in tutte le stagioni fuorchè d’estate, è ciò valeva soprattutto per gli oltre centomila studenti dell’Università.

Nel decennio successivo l’attività jazzistica in Bologna ebbe fasi alterne e si sviluppò prevalentemente nei jazz club della città – primi tra tutti il “Chet Baker”, la “Cantina Bentivoglio”, il “Music In” – e presso il Teatro Medica di cui si ricorda la programmazione di “Nostra Signora dei Turchi”.

New Jazz Festival (2002)

Locandina del New Jazz Festival

2002: IL NEW FESTIVAL JAZZ

Bologna 2002. Sindaco Giorgio Guazzaloca. Leonardo Giardina, uno dei fondatori storici della “Dr. Dixie Jazz Band”, propose al nuovo Sindaco della città il rilancio del Festival Jazz di Bologna. Il Comune accettò e, sempre tramite Giardina, che non disponeva di un’adeguata struttura per produrre un Festival, l’organizzazione fu affidata a Carlo Pagnotta e alla sua associazione Umbria Jazz.
Il festival si svolse dal 16 al 19 maggio 2002 presso il Teatro Medica e i Club “Chet Baker” e “Cantina Bentivoglio” e parteciparono nomi di richiamo internazionale come Mc Coy Tyner, Jack McLean, Bobby Hutcherson, Johnny Griffin, Phil Woods, Enrico Rava e altri.
Negli intenti non si trattava solo di celebrare i fasti tra vecchi compagni di sogni musicali, ma di inaugurare – come avvenne nel 1958 con lo storico primo festival – il “nuovo” festival di una città che ha sempre amato il jazz, e che, con gli oltre centomila studenti della sua università, rappresenta un’immensa platea di giovani potenzialmente pronti ad appassionarsi ad una delle espressioni musicali più originali del XX° secolo: il jazz.
Ma gli intenti però rimasero tali ed il new festival targato Umbria Jazz, nonostante il successo, si fermò alla prima edizione.

Ricordiamo che la stessa Umbria Jazz fu creata su proposta del Jazz Club Perugia (inizialmente Hot Club Perugia, fondato nel 1954 da Adriano Mazzoletti insieme a Carlo Pagnotta ed altri amici). Tale proposta fu inviata alla Regione Umbria nel 1972 e firmata da Pagnotta in qualità di presidente del Jazz Club Perugia. La proposta per un festival itinerante gratuito fu accettata ed allora Pagnotta chiamò l’amico Alberto Alberti, conosciuto a Bologna ai tempi dell’Università, a collaborare alla programmazione artistica. La prima edizione di Umbria Jazz si svolse nell’agosto 1973. La collaborazione di Alberto Alberti alla manifestazione, rinata nel 1982 dopo tre anni di sospensione, terminò nel 1989.

(Testo originale di Massimo Mutti)

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