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Festival Internazionale del Jazz di Bologna

1958-1975: IL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ DI BOLOGNA

Cicci Foresti, Chet Baker e Alberto Alberti (1960)

Cicci Foresti, Chet Baker, sig.ra Baker e, ultimo a destra, Alberto Alberti (1960)

A metà degli anni ’50 emerse un’altra personalità importantissima di organizzatore: Alberto Alberti. Molto amico di Foresti e di tutti gli altri fin qui citati, nel gennaio del 1953 Alberti intraprende un viaggio in Inghilterra insieme a Carlo Trevisani. Appassionati di Jazz fin dalla tenera età, i due amici, raggiunta Londra, si recarono direttamente al “One Hundred” di Oxford Street, un negozio dove si vendevano solo dischi jazz. Il proprietario era Colin Pomroy, ex pilota della RAF con baffetti ben curati ed una gamba leggermente offesa in guerra. Vedendoli arrivare ed acquistare per la quarta volta consecutiva, Pomroy propose loro di aprire in Italia un negozio di LP jazz di importazione, un negozio da lui stesso finanziato e fornito di dischi che Alberti e Trevisani avrebbero ripagato solo dopo averli venduti.

La proposta fu subito accolta e al piano ammezzato di via Caprarie n° 3 a Bologna venne inaugurato il “Disclub”, primo negozio in Italia dedito solo a dischi di Jazz esclusivamente d’importazione. Il Disclub divenne ben presto una vera e propria fucina organizzativa per l’attività jazzistica della nostra città, incontrando un successo immediato e incondizionato. Dopo pochi anni, Alberti e Foresti crearono il Festival Jazz di Bologna.

I Festival del Jazz (1958)

Locandina del I Festival del Jazz

I° FESTIVAL DEL JAZZ (1958)

Nel 1958 Alberti e Foresti avevano organizzato all’Antoniano un concerto con il Kid Ory e la sua Creole Jazz Band, nel corso del quale Kid aveva dedicato un brano alla Dr. Chick Dixieland Orchestra di Pupi Avati con grande disappunto dei concorrenti della Panigal. Il concerto ebbe grandissimo successo per cui, nel marzo di quello stesso anno, Avati e la Dr. Chick, che avevano come manager Cicci Foresti, decisero di organizzare un nuovo concerto all’Antoniano, questa volta imperniato su una vera e propria sfida tra loro e la Panigal  che vedeva finalmente titolare al trombone il giovanissimo e promettentissimo Checco Coniglio.
Il concerto fu varato come “Festival del Jazz Emiliano”, con il patrocinio di S.E. il cardinale Lercaro. Alla sfida furono invitate la Panigal, la New Emily di Romolo Grande, il Complesso di Amedeo Tommasi, e naturalmente, la Dr. Chick. Panigal ed Emily rifiutarono di partecipare, e furono tacciate di vigliaccheria. Fu così che i due premi in palio (una coppa per il primo classificato, centomila lire per il secondo andarono rispettivamente alla Dr. Chick e ad Amedeo Tommasi.

II Festival del Jazz (1959)

Locandina del II Festival del Jazz

II° FESTIVAL DEL JAZZ (1959)

L’anno seguente, dopo la fusione nella Rheno della Panigal e della Dr. Chick, Alberto Alberti e Cicci Foresti rispolverano l’idea del Festival proponendo all’allora Assessore allo Sport Picchi di realizzarne un secondo. L’idea di Alberto Alberti e di Foresti piacque all’assessore (negli anni seguenti sostituito da Renato Zangheri) che si dichiarò convinto di poter dare un carattere internazionale alla manifestazione, incontrando anche l’assenso del responsabile della Cultura della Provincia di Bologna, Carlo Maria Badini.

Nelle serate del 2 e 3 ottobre del 1959 si tenne al Palasport il II° Festival del Jazz che, aperto dalla Rheno, ebbe come ospite d’onore Chet Baker, accompagnato da Amedeo Tommasi.

Il Festival riscosse un successo tanto incondizionato per affluenza ed entusiasmo di pubblico da rappresentare da allora, per ben 16 anni consecutivi, la manifestazione più importante d’Italia in campo jazzistico e una delle più celebri in Europa e nel mondo intero.

III Festival del Jazz (1960)

Locandina del III Festival del Jazz

III° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ (1960)

Nel 1960 il III Festival diventò ufficialmente “Festival Internazionale del Jazz” e si tenne il 17 e 18 ottobre al Teatro Duse di Bologna sul cui palcoscenico le “stelle” furono rappresentate dai sax europei di Jacques Pelzer e Flavio Ambrosetti e da quello americano di Barney Wilen.

L’organizzazione era curata da Disclub di Alberto Alberti e dal Jazz Club con il patrocinio del Comune.

IV Festival del Jazz (1962)

Locandina del IV Festival del Jazz

IV° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ (1962)

Dopo un anno di pausa, dovuto a difficoltà di varia natura, il 6 e 7 aprile 1962 il Festival, con la sua IV edizione, torna al Palasport, dove rimarrà quasi stabilmente fino al suo termine.

Ancora una volta è il Jazz Club ad organizzarlo, sempre con il patrocinio del Comune, quello dell’Ente Turismo, della Provincia e dell’ENAL.

Dopo molti complessi italiani ed Europei, l’attenzione di tutti fu polarizzata dalla presenza di due eccezionali solisti, Kenny Drew e René Thomas, pur nel generale disappunto per il mancato arrivo di Kenny Clarke.

V Festival del Jazz (1963)

Locandina del V Festival del Jazz

V° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ (1963)

Il 30 e 31 maggio 1963 il Jazz Disclub di Alberti propose il V Festival che aveva come motivi di massimo interesse, oltre a René Thomas e Jacques Pelzer, l’organista Lou Bennett, il jazz d’oltre cortina di Andrzej Trazaskowsky, l’ancora poco conosciuto Gato Barbieri, e infine, vero trionfatore, l’attesissimo quintetto del grande Kenny Clarke.

VI Festival del Jazz (1964)

Locandina del VI Festival del Jazz

VI° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ (1964)

Dal VI Festival, svoltosi ancora in primavera il 23 e 24 aprile 1964, scompaiono i vari “Jazz Club” come promotori ufficiali, anche se l’organizzazione rimane affidata ad Alberto Alberti e Cicci Foresti.

Torna applauditissimo Lou Bennett ma da tutti la grande attesa è riservata alla prima esibizione in Italia di Charlie Mingus, leader dell’avanguardia e della contestazione negro-americana.

VII Festival del Jazz (1965)

Locandina del VII Festival del Jazz

VII° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ (1965)

Anche il VII Festival (12 e 13 maggio 1965), offrì al pubblico, che affollava il Teatro Comunale, novità assolute di ascolto: accanto ai sax di Gato Barbieri e di Johnny Griffin si ascoltarono infatti il piano di Mal Waldron e il quartetto capitanato da Don Cherry e Steve Lacy, già in puro stile free.

VIII Festival del Jazz (1966)

Locandina dell’VIII Festival del Jazz

VIII° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ (1966)

Ancora a tarda primavera (12 e 13 maggio 1966) il Festival riscaldò gli entusiasmi di migliaia e migliaia di spettatori che, come negli anni precedenti, affollavano parterre e gradinate del Palasport per l’VIII edizione.

Dopo Mal Waldron, Paul Bley e Tete Montoliu, il pubblico non si stancò di applaudire il grandissimo Dexter Gordon, decretando ancora una volta il successo di una manifestazione che, anno dopo anno, era divenuta il maggior appuntamento europeo di jazz, fatto sicuramente basato sulle felicissime scelte operate con acuto intuito e notevole gusto da Alberti e Foresti.

IX Festival del Jazz (1967)

Locandica del IX Festival del Jazz

IX° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ (1967)

Dal 1967 il Festival si sposta in autunno e più determinante diviene la presenza come organizzatore dell’Ente Autonomo Teatro Comunale di Bologna il cui nuovo sovrintendente, Carlo Maria Badini, mostra di essere uomo lungimirante e di grande sensibilità, puntando decisamente ad un’ulteriore valorizzazione del Festival, ormai considerato una delle manifestazioni più importanti e qualificanti della nostra città.

Per la IX edizione si tornò al Duse, dove, in tre sere (29-30 settembre, 1 ottobre 1968) il pubblico bolognese potè applaudire il grande Bill Evans, Ted Curson, Jean Luc Ponti, ancora Dexter Gordon e l’allora popolarissimo complesso vocale The Swingle Singers.

X Festival del Jazz (1968)

Locandina del X Festival del Jazz

X° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ (1968)

La X edizione Festival vide la musica Jazz padrona assoluta per tre giorni (4-5-6 ottobre 1968) dell’esclusivo palcoscenico del Teatro Comunale di Bologna.

Stars di valore già indiscusso come Oscar Peterson, Lee Konitz, Art Farmer, Kenny Drew e Hank Mobley si alternarono a giovani destinati a divenire capiscuola, come Phil Woods, e alla punta più avanzata e discussa del jazz divenuto “free”, rappresentata dal dissacrante e aggressivo Cecil Taylor.

XI Festival del Jazz (1969)

Locandina dell’XI Festival del Jazz

XI° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ (1969)

Analoghe sensazioni suscitò l’XI edizione del Festival Internazionale del Jazz che si svolse il 3-4-5 ottobre 1969, sempre al Teatro Comunale di Bologna.

Ai veterani Lucky Thompson, Kenny Clarke e George Russel si alternarono giovani futuri capiscuola del jazz come Keith Jarrett e Gary Burton.

XII Festival del Jazz (1971)

Locandina del XII Festival del Jazz

XII° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ (1971)

Polemiche e difficoltà di finanzamenti non permisero di realizzare nel 1970 il Festival che, viceversa, fu riproposto al Palasport da Badini, Alberti e Foresti il 15 e 16 ottobre 1971.

All’enorme pubblico fu offerto il vecchio, il nuovo, il nuovissimo ed il popolare, in un cocktail estremamente ben dosato. Al clarino creolo di Albert Nicholas rispose il sax bopper ma modernissimo di Yusef Lateef. All’organo irruente di Lou Bennet si oppose l’arte raffinatissima di Stan Getz con il suo inimitabile sax tenore. Al free innovatore e sperimentale di Ornette Coleman rispose l’eleganza e lo swing del mitico bopper Dexter Gordon. E infine, su tutti e per qualsiasi pubblico, la suggestione della voce inimitabile di Ray Charles.

XIII Festival del Jazz (1972)

Locandina del XIII Festival del Jazz

XIII° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ (1972)

Anche la XIII edizione (9-10-11 novembre 1972) ebbe grandi e popolarissimi protagonisti. Sotto le luci del Palasport di Bologna sfilarono giganti del jazz come Jimmy Smith, Clark Terry, Illinois Jacquet, Art Farmer, James Moody, Kenny Burrell, Roy Haines, Dave Brubeck, Gerry Mulligan, Paul Desmond, Charlie Mingus, Elvin Jones, Dizzy Gillespie, Kai Winding, Sonny Stitt, Thelonius Monk, Art Blakey.

XIV Festival del Jazz (1973)

Locandina del XIV Festival del Jazz

XIV° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ (1973)

Nei giorni 8-9-10 novembre 1973 si tenne il XIV Festival Internazionale del Jazz che presentò interessanti gruppi di giovani: uno italiano, la Big Band degli allievi del Conservatorio di Bologna diretta da Ettore Ballotta, l’altro americano, “The Young Giants of Jazz” con Jimmy Owens, Gary Burton, Cedar Walton e Roy Haynes. Furono inoltre presentati alcuni dei miti che negli ultimi cinquant’anni avevano fatto grande e reso popolare il jazz: la celebre orchestra di Duke Ellington, B.B. King, Sarah Vaughan, e, infine, Miles Davis.

XV Festival del Jazz (1974)

Locandina del XV Festival del Jazz

XV° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ (1974)

La XV Edizione offrì, accanto ai molti e interessanti musicisti italiani come Marco di Marco, Massimo Urbani, Jimmy Villotti, Vincenzo Corrao, Vittorio Volpe e l’oriundo britannico Alan King, il ritorno del sempre interessante e applauditissimo Gato Barbieri, l’esponente più carismatico del nuovo pianismo jazz McCoy Tyner e ancora Dizzy Gillespie, Curtis Fuller, Eddie Davis e Sonny Stitt.

Il Palasport di Bologna negli anni '60

Il Palasport di Bologna negli anni ’60

XVI° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ (1975)

E siamo al XVI ed ultimo Festival internazionale del Jazz che per tre lustri aveva dettato legge in Europa e aveva imposto all’attenzione mondiale Bologna con nuovi e attualissimi motivi di prestigio internazionale.

Tutti i concerti si tennero al Palasport di Bologna. Si trattò di quattro sere (13-14-15-16 novembre 1975) delle quali l’ultima fu riservata ad un tributo a Louis Armstrong reso da una Big Band diretta da Dick Hyman. Entusiasmo e consensi suscitarono miti consolidati come Earl Hines, Carmen Mc Rae, Charles Mingus, Roy Haynes e Benny Carter.

Il Resto Del Carlino (1979)

Estratto da Il Resto Del Carlino (1979)

FINE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ

In sedici edizioni il Festival Internazionale del Jazz offrì a Bologna e ai bolognesi la possibilità di ascoltare, vedere e ammirare quanto di meglio il jazz mondiale aveva saputo esprimere fino alla metà degli anni ’70.

I programmi, per grande intuito e duttilità, e con grandi aperture verso tutti gli stili, seppero appagare le attese dei modernisti come le esigenze dei tradizionalisti.

La grande sensibilità di amministratori illuminati come Picchi e Zangheri, le indubbie capacità di manager di Carlo Maria Badini ed il felicissimo intuito, oltrechè la competenza, della insostituibile coppia di organizzatori formata da Alberto Alberti e Cicci Foresti seppero arricchire ulteriormente le stagioni fra la fine degli anni ’70 e l’inizio del decennio successivo con una serie di prestigiosi concerti chiamati “Jazz nei Quartieri”. A completamento del Festival e, ovviamente, in periodi dell’anno diversi, sempre sotto l’egida del Teatro Comunale, in vari luoghi e quartieri della città, Badini, Alberti e Foresti organizzarono concerti indimenticabili con le orchestre di Duke Ellington e Count Basie , di Lionel Hampton e di Stan Kenton, con il trio di Oscar Peterson, con Ella Fitzgerald accompagnata dal Trio di Tommy Flanagan, con Art Blakey e i suoi Jazz Messengers, con Bill Evans e così via.

In tal modo, con il Festival e la rassegna che si svolgeva nel resto dell’anno, Bologna trascorse stagioni ricchissime di concerti sempre ad altissimo livello, divenendo punto di riferimento e luogo di appuntamento per migliaia di appassionati che vi confluivano da tutt’Italia. E, in effetti, non vi fu jazzista di rango o giovane promessa (basti ricordare quando nel 1971 Miles Davis si esibì con il giovanissimo Keith Jarrett al pianoforte) che non sia passato da Bologna in quegli anni, spesso ripetutamente e talora stabilendovisi per periodi più o meno lunghi. Certo che la presenza di un così grande numero di giovani, dovuto alla prestigiosa e frequentatissima Università, fu un fattore decisivo nell’assicurare un pubblico sempre straboccante alle serate del Festival. Ma quei giovani erano stimolati anche da una felicissima scelta degli artisti lasciata, fino all’ultimo Festival del ’75, alla discrezionalità e all’intuizione, senz’altro di altissimo livello, dei “direttori artistici” della manifestazione, Alberto Alberti e Cicci Foresti, e tale assoluta libertà di scelta fu garantita fino all’ultimo dall’assoluta fiducia che Badini, ottimo organizzatore e uomo di grande intuito e sensibilità artistica, riponeva nei suo collaboratori.

Ma dopo quasi vent’anni, giunti alla XVI edizione, i finanziamenti necessari ad allestire così impegnative imprese cominciarono a scarseggiare, anche se va ricordato che negli ultimi anni il Festival era in pareggio, fatto quasi miracoloso se si pensa all’esigenza di applicare “prezzi politici” cercando di favorire i giovani. A ciò si aggiunse una iniziale, contenuta ma inequivocabile aria di contestazione, la stessa che con violenza e protervia ben maggiori aveva messo in crisi l’organizzazione di concerti in città come Milano. Essa si basava sull’assunto che il jazz consistesse solo in un’espressione di rivolta del nero contro il bianco; da tale assunto conseguiva che qualsiasi atto di musicisti neri (come ad esempio rompere una chitarra o parlare, gridare, declamare) diveniva opera creativa perché fatta dai neri in disprezzo dei bianchi. Da ciò derivava anche un giudizio estremamente negativo verso coloro che organizzavano festival e concerti in maniera tradizionale, dato che con tale attività coloro erano considerati apportatori di musica di consumo, reazionari, fascisti, sfruttatori, negrieri.

E così mancanza di fondi ed incipiente contestazione decretarono la fine del mitico “Festival Internazionale di Bologna”. Di fronte a tali difficoltà, infatti, Badini, Alberti e Foresti non se la sentirono di proseguire e un bel sogno durato oltre quindici anni conobbe la sua fine.

(Testo originale di Massimo Mutti)

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