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Per gli appassionati di jazz, specialmente quelli che non pensano che il jazz sia nato con i Weather Report, il Festival di Bologna è un vecchio amore. Rimanda, la manifestazione bolognese, ad una stagione eroica fatta di passioni forti e di un orgoglioso minoritarismo. Erano in pochi allora a seguire la musica americana, ma molto motivati, competenti e disposti ad andare per festival e club. Di festival se ne facevano pochi: a Bologna, appunto, e a Sanremo, almeno a questi livelli di qualità. Bologna poi era una situazione privilegiata, perché non c’era soltanto il festival, ma c’era - e ha continuato ad esserci - un ambiente fertile in cui si agitavano organizzatori e manager, artisti, locali specializzati o comunque aperti anche al jazz, e naturalmente un pubblico consolidato e non certo occasionale.
Come succede spesso alle manifestazioni di jazz, musica precaria per eccellenza, il Festival di Bologna ha conosciuto una lunga pausa. La geografia del jazz italiano si è rinnovata, ma il vecchio amore di Bologna per questa musica evidentemente non è finito.
Oggi il Festival rinasce, e l’ Associazione Umbria Jazz è felice e fiera di essere stata chiamata a contribuire a questo piccolo grande evento. Come appassionati di musica, non può che farci piacere il ritorno di una sigla così prestigiosa; come Umbria Jazz, siamo orgogliosi di mettere la nostra esperienza al servizio di un festival storico.
Del resto, una delle vocazioni di Umbria Jazz, che il prossimo anno compirà tre decenni di vita, era proprio quella di voler lavorare per fare del jazz un oggetto un po’ meno sconosciuto. Senza presunzione, crediamo di aver raccolto qualche risultato.

Associazione Umbria Jazz
 

 

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