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“Miles Ahead” – La recensione

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Alla fine, la mia impressione è che se Miles Davis avesse visto Miles Ahead di Don Cheadle, presentato domenica in anteprima dal Biografilm Festival a Bologna, lo avrebbe cercato per gonfiarlo di pugni, in linea col noto carattere fumantino su cui il film è stato costruito in quasi dieci anni e con ricorso al crowdfunding. Qui Miles viene reso sullo schermo come un isterico e violento cocainomane in piena crisi depressiva, un pazzoide allucinato. Miles lo è stato? In questi termini? E per quanto tempo? Ha annichilito totalmente la sua creatività? Sì, no, forse, mah.

Certo per cinque anni, tra il 1975 e il 1980, è stato lontano dalle scene, rintanato nella sua bellissima casa-tana nell’Upper West Side di New York. Questo è vero. La Columbia Records gli stava alle costole chiedendo un ritorno in pompa magna della sua gallina dalle uova d’oro. Anche questo è vero. Lui stava incubando un’ennesima svolta, col passaggio verso un genere fusion che avrebbe raggiunto l’apice commerciale nel 1985 con Decoy. Verissimo.

Ma sono pochi anni nell’arco di una vita musicale impressionante, quasi mezzo secolo di dischi e storie e concerti. Vicende che in parte vengono confusamente evocate in flashback che hanno già un senso relativo per chi conosca a menadito la vicenda musicale complessiva di Davis, e non sono molti. Il resto degli spettatori si accontenterà di questi “momenti particolari” fotografati nel film di Cheadle, tra sparatorie per strada e inseguimenti “all’americana” (ci sarà un motivo se si chiamano così), senza porsi il problema se quel frammento che si intravvede si riferisca al Davis del 1958 o a quello del 1968.

D’altra parte nella vita di tutti ci sono momenti più o meno cinematografici, per cui se Cheadle ha deciso di concentrare nell’arco di due giorni la vicenda di Miles doveva scegliere qualcosa di meno noioso delle sedute con Gil Evans, che pure appaiono in occasione della session di Sketches of Spain.

La colonna sonora, che già da tempo si è potuta ascoltare su disco, è ovviamente bellissima dato che comprende alcune tra le migliori pagine davisiane ma anche diversi brani di Robert Glasper, che dell’ultimo Davis se non è figlio è nipote. E c’è da dire che la bellezza di Amayatzy Corinealdi, che interpreta Frances Taylor Davis, illumina non poco la pellicola.

Alla fine, una certezza resta: questo non è il film su Miles Davis, è un film su Miles Davis, aspettiamo il prossimo.

                                                                                                                    Vanni Masala

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