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Origini del jazz a Bologna

1938-1958: LE ORIGINI DEL JAZZ A BOLOGNA

Il jazz a Bologna ha origini lontane. Già nel 1938 infatti un gruppo di giovani e giovanissimi appassionati si riuniva presso il negozio di Borsari attendendo con ansia l’arrivo, in genere settimanale, di dischi di jazz che venivano poi gustati in estasi in una delle loro case. Tale gruppo non organizzò purtroppo nessuna attività pubblica, cosa del resto ovvia data l’epoca e la situazione politica di allora.

L’HOT CLUB

Finite le vicende belliche, già dal 1946–47 gli stessi amici e qualche nuovo adepto si riunivano in una sala annessa al celebre Caffè Zanarini, ma sita al primo piano di un palazzo di Via d’Azeglio prossimo all’incrocio con Via Farini. In quel luogo avvenne la storica fondazione dell’Hot Club di Bologna. L’Hot Club ben presto riuscì ad organizzare i primi concerti di jazz, ovviamente con musicisti bolognesi.

Henghel Gualdi (1948)

Henghel Gualdi (1948)

Nel 1947 fu realizzato un primo concerto che si tenne, nonostante varie opposizioni, alla Sala Bossi del Conservatorio. Nel ’48 e nel ’49 seguirono due concerti nella Sala Farnese del Comune con il complesso dei fratelli Principe, Giovanni Lamberti, Sergio Nardi ed Henghel Gualdi che, in quell’occasione, conobbe il suo lancio ufficiale.
L’ospite più importante era comunque un certo William Righi, che si esibì in uno dei suo brani preferiti (Laura) accolto come al solito da un’ovazione del pubblico. Ma finiti gli applausi, nella sala si udì un sax prima continuare il tema e poi lanciarsi in una nuova serie di stimolanti ed apprezzate variazioni, ottenendo alla fine un entusiastico successo. Quel sax era suonato da un cubano trapiantato a Bologna di nome Chico Cristobal e rappresentò il primo di una lunga serie di musicisti d’oltre oceano che scelsero per brevi o lunghi periodi di trapiantarsi a Bologna, città che trovavano particolarmente congeniale per il loro sound jazzistico.

Furono in seguito organizzati due concerti al Dandy Club, la sala da ballo dell’Hotel Brun, semidistrutto dalle bombe e poi ricostruito come “Palazzo del Toro”. Essi furono seguiti da un pubblico entusiasta e sempre più numeroso e videro esibirsi ancora William Righi e Mario Bertolazzi, ma soprattutto Laura Betti che si rivelò bravissima ed applauditissima vocalist. Nel 1948, inoltre, il clarinetto di Iller Pataccini fu protagonista di un concerto all’Accademia Filarmonica di via Guerrazzi.

A parte questa attività pubblica, l’Hot Club era vivo e vitale soprattutto perché, settimanalmente, i soci si riunivano in Via Montegrappa nella disponibilissima casa di Dario Rossi, nelle adiacenze del Teatro Medica. Ed in tali memorabili incontri era dato ascoltare tutti o quasi i jazzisti migliori di casa nostra.

IL CIRCOLO DEL JAZZ

Circolo Del Jazz (1948)

Circolo Del Jazz (1948)

Nel settembre del 1948 parallelamente all’Hot Club si costituì una seconda associazione che prese il nome di Circolo del Jazz con sede ufficiale nella Sala dei Fiorentini in via Corte Galluzzi 6. Il Circolo del Jazz iniziò la sua attività il 30 novembre 1948 con una “Pubblica Audizione Discografica” a ingresso libero che subito riscosse un entusiastico successo. Fino al 1950 seguirono molte altre audizioni, in genere tutti i lunedì sera.

Nel 1949, al Teatro Duse, giunse finalmente uno dei miti viventi del jazz: Duke Ellington con la sua big band.

Al primo Circolo del Jazz, nel 1950, ne seguì un secondo, che raccolse anche l’eredità dell’ormai disciolto Hot Club. La sede fu trasferita nella Sala della Chiesa di San Paolo Maggiore in via Carbonesi 20, dove tutti i mercoledì sera si tenevano audizioni discografiche e rarissime jam session. Presi in affitto i cinema Fulgor e Imperiale, la domenica mattina era dedicata alla proiezione di film con jazzisti e documentari sul jazz inviati dalla Federazione Italiana Musica Jazz di Milano.

Il favore sempre crescente incontrato dalle iniziative dell’Hot Club prima e del Circolo del Jazz poi ebbe un ulteriore incremento dal trionfale successo di Benny Goodman e del suo complesso nel 1950 al Teatro Medica in un concerto proposto da organizzatori milanesi.

Dopo Ellington e Goodman iniziò per Bologna una fortunata e lunga stagione che la vide tappa obbligata per tutte le band ed i solisti americani più celebrati in tournèè nella penisola come ad esempio fu, nel 1953, al Teatro Duse con Ella Fitzgerald e Oscar Peterson. Il pubblico bolognese, infatti, rispose sempre con entusiasmo a tali inviti, assicurando teatri stracolmi ed incassi sicuri agli organizzatori, nonché caldi ed incondizionati applausi ai protagonisti musicali. Il che rese più arditi i fans riuniti in “club del jazz” i quali si fecero promotori o collaboratori ufficiali di concerti sempre più impegnativi sul piano artistico e organizzativo.

Celebre e indimenticabile fu il concerto tenuto al Duse nel 1956 dal complesso californiano che vedeva insieme i famosi Gerry Mulligan e Bob Brookmeyer, spettacolo finanziato dal lungimirante e generoso mecenate Carlo Alberto Cappelli. Erano giorni di infuocate discussioni tra i sostenitori del jazz tradizionale e gli appassionati del jazz freddo, che – dopo il veemente be-bop – vedevano trionfare il nuovo stile chiamato “cool” nato sulla costa californiana, una gelida e nazionale risposta bianca al violento e rivoluzionario linguaggio bop dei negri di New York. Mulligan fu accolto in stazione ai dirigenti del Circolo del Jazz che, emozionantissimi, gli mostrarono il manifesto annunciante il concerto. Gerry e i suoi scoppiarono in una sonora, omerica risata. I bolognesi, esterrefatti, poterono subito scoprire, con costernazione, la ragione di tanta ilarità: sulle locandine infatti erano riportati, come facenti parte del complesso, i nomi delle mogli sia di Mulligan che di Brookmeyer.

Gerry Mulligan (1956)

Gerry Mulligan accolto in stazione dal Circolo del Jazz (1956)

LE PRIME JAZZ BAND CITTADINE

Come avvenne anche a Roma e a Milano, nell’inverno ’51-’52 a Bologna  nacque la prima Jazz Band locale. Marco Gotti e Paolo Gazzi al clarinetto, Piero Santoli al trombone, Leonardo Giardina alla tromba, Carlo Fava al piano, Gherardo Canaglia alla batteria e Giulio Cipriani al contrabbasso costituirono un piccolo complesso denominato “Hot Saints”. Con la successiva entrata  di Piero Santoli al trombone e i fratelli Zappi al banjo il gruppo si completò assumendo il nome di “Magistratus Dixieland Jazz Band” che iniziò ad esibirsi al Caffè Modernissimo, in una jam-session che vedeva come star il sassofonista milanese Gianni Basso. In un’occasione la band fu ascoltata da Nunzio Filogamo, allora popolarissimo conduttore della trasmissione radiofonica “il microfono è vostro”, ed invitata successivamente in RAI. Dopo molte evoluzioni dell’organico, questa band , che assunse successivamente il nome di “Panigal” (in quanto sponsorizzata dall’industria bolognese produttrice di saponi, ed utilizzata come veicolo pubblicitario) incise nel 1956 un 45 giri presso l’RCA di Roma.

Nel contempo iniziarono a formarsi a Bologna nuove band; particolare importanza ebbe la “Criminal”, sorta nella parrocchia di San Giuseppe in via Saragozza per iniziativa del clarinettista Pupi Avati, che successivamente mutò il suo nome in “Doctor Chick Dixieland Orchestra” (quando alla tromba subentrò lo studente italoamericano Chick  di Pippo).

Le vicende della rivalità tra Dr. Chick e Panigal saranno narrate molti anni dopo nel famoso sceneggiato televisivo “Jazz Band”, realizzato per la RAI da Pupi Avati, non più clarinettista dilettante ma regista di successo. In realtà tale rivalità fu superata dai fatti dato che, all’inizio del 1959, avvenne la fusione tra i resti della Panigal  e buona parte della Dr. Chick  determinando la nascita della  “Rheno Dixieland Band”. Questa nuova formazione elesse a manager il giovane Antonio “Cicci” Foresti, che fino ad allora si era solo adoperato ad organizzare alcuni concerti della Criminal, ma destinato ad avere un ruolo determinante per gli sviluppi della musica jazz a Bologna fino a metà degli anni ’70.

(Testo originale di Massimo Mutti)

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