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Ricordo di Cedar Walton, Jazzista per i Jazzisti

Arduo trovare nei giornali la notizia della scomparsa di un jazzista come Cedar Walton, uno degli ospiti più blasonati delle varie edizioni del Bologna Jazz Festival, che ci ha lasciato a 79 anni il 19 agosto a New York. Forse perché il suo nome non era altisonante o perché nell’oltre mezzo secolo di attività non aveva messo il suo nome a servizio della popstar di turno.

Walton è stato certamente in credito con la popolarità, pagando la straordinaria coerenza di chi ha dedicato al vita al bop, al jazz più vero. E per questo, va detto, è stato un po’ sottovalutato. Da tutti: critica, organizzatori, pubblico. Però non dai colleghi musicisti. Ma anche se non è stato un nome popolare, è stato un ‘jazzista per i jazzisti’ molto apprezzato e considerato dagli altri colleghi, illustri e non, che hanno sempre riconosciuto in lui l’autorità, il talento ed il carisma del grande musicista. Perché Walton è stato un grande musicista ma soprattutto una persona squisita, cordiale, avvezzo a suonare senza scomporsi nei contesti più svariati, dal grande teatro al piccolo locale occasionalmente dedito al jazz, caratteristica quest’ultima tipica della scena italiana o comunque bolognese.

Ovunque ha lasciato la propria eleganza di Signore della Musica, di pianista straordinario perché capace, per talento, versatilità ed esperienza, di lasciare ovunque la propria cifra stilistica, anche di compositore. A fianco di John Coltrane come di Art Blakey, di Abbie Lincoln come di Lee Morgan, di Clifford Jordan come di Terence Blanchard, ma lista sarebbe lunghissima, Walton si è dimostrato un pianista raffinato, capace di seguire al meglio le indicazioni del leader del momento con cui si è trovato a suonare in concerto o ad incidere dischi.

Lo scorso anno, dopo molti anni di intensa collaborazione, aveva patrocinato l’esordio per l’etichetta americana Savant del disco “Cedar Walton presents Piero Odorici”, in cui con il suo trio si era messo al servizio del sassofonista bolognese, collega e amico Piero Odorici, per un album di squisita fattura (presentato live a New York ed in Europa) in cui Odorici non sfigura certo al confronto di jazzisti più blasonati. Walton aveva capito che era giunto il momento, per Piero, di diventare titolare di un proprio prestigioso progetto, ed il risultato è straordinario.

Walton lascia un vuoto tra chi, come chi scrive, lo ha sempre considerato una figura centrale del jazz contemporaneo. E che a Bologna ha sempre avuto, Alberto Alberti in testa, molti estimatori. Con il ricordo ci restano, per fortuna, i suoi tanti dischi.

Gigio Gherardi

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