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Happy birthday mr. Konitz

Giovedì 2 novembre alle ore 21:15 l’Unipol Auditorium ospiterà un nuovo concerto dell’edizione 2017 del Bologna Jazz Festival realizzato in collaborazione col Gruppo Unipol: sul palco lo storico sassofonista Lee Konitz, in quartetto con Dan Tepfer (pianoforte), Jeremy Stratton (contrabbasso) e George Schuller (batteria). Konitz arriverà a Bologna per celebrare il traguardo dei suoi 90 anni, la maggior parte dei quali vissuti come protagonista di innumerevoli stagioni stilistiche del jazz: Konitz è infatti rimasto sulla cresta dell’onda ininterrottamente dagli anni Quaranta a oggi.

Lee Konitz è nato a Chicago il 13 ottobre 1927: quando salirà sul palco del Bologna Jazz Festival avrà 90 anni appena compiuti, dei quali ben 72 vissuti da musicista professionista. Con un simile traguardo, può ben permettersi un momento di autocelebrazione come il tour “90 Years Celebration”.

Inizialmente ispirato dalle big band dell’era swing, Konitz ottiene i primi ingaggi professionali nel 1945: prima con Teddy Powell, poi con Jerry Wald (col quale inizia a suonare il sax alto, oltre al tenore che fu il suo strumento). Il 1946 segna una svolta importante: entra nel circolo di Lennnie Tristano, col quale suona dal vivo e dal quale apprende un nuovo modo di trattare l’improvvisazione, con lunghe sortite solistiche attorno al materiale melodico, dalla peculiare accentazione e scansione ritmica. Konitz diede così l’impronta a uno stile sul quale si sarebbero poi formate le voci sassofonistiche di Paul Desmond e Art Pepper.

La grande storia musicale era già dietro l’angolo per l’appena ventenne Konitz: nel 1947 inizia a collaborare con Claude Thornhill (in compagnia di Gil Evans e Gerry Mulligan) e nel 1948 entra a far parte di una formazione di Miles Davis che fatica a imporsi sulla piattaforma concertistica. Però va in studio di registrazione e ci lascia uno dei più importanti documenti sonori della storia del jazz: l’epocale Birth of the Cool. Konitz nei primi anni Cinquanta incide ancora con Davis e lavora con Stan Kenton. Ma intanto ha preso il via la sua attività dal leader, che decolla rapidamente: dalle prime incisioni per la Prestige (1949) a una fitta serie di titoli negli anni Cinquanta, in particolare per la Verve.

Da allora Konitz è rimasto fedele alla sua inconfondibile e pungente pronuncia al contralto, continuando a incidere senza sosta, dimostrando un’inesauribile curiosità stilistica. Nelle sue innumerevoli collaborazioni ha posto egualmente l’accento sugli incontri al vertice con grandi nomi (Dave Brubeck, Ornette Coleman, Charles Mingus e, in tempi più recenti, Brad Mehldau) come sull’importanza di sostenere le giovani generazioni.

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